BUTTÒ COSTRETTO AL RITIRO: “DI PASSO NON CE N’ERA PER NESSUNO”.
Il Transanatolia Rally Raid di Federico Buttò ed Emiliano Tinaburri si è chiuso alla terza tappa, fermato da un guasto al motore del Mitsubishi Pajero 3.2.
Era cominciata nel modo migliore. Dopo la vittoria nel prologo di sabato e il terzo posto della prima tappa, condizionato da un waypoint saltato, l’equipaggio aveva ripreso la testa del gruppo nella prima parte della terza giornata. Poi il trasferimento e la ripartenza per la seconda sezione, 120 chilometri cronometrati, con i primi di categoria raggiunti e staccati nei primi trenta. È lì che è arrivata la fumata bianca.
“Scendiamo già sapendo che il problema non è di poco conto”, il racconto del pilota pordenonese. “Neanche più la forza o la voglia di imprecare. Il motore ha deciso di mollarci in mezzo alle montagne turche con vista sul Mar Nero”. L’entità del danno non è ancora chiara.
Resta l’amaro di una gara che sembrava andare nella direzione giusta. “Al di là di qualche piccolo errore di navigazione, di passo veramente non ce n’era per nessuno”, spiega Buttò. “Fosse per noi avremmo spinto per le restanti tappe, ma questo è quello che ci rimane del Transanatolia 2026”. Era la seconda edizione consecutiva finita prima del previsto: un anno fa il ritiro era arrivato con la vettura in fiamme.
Adesso il rientro in Italia. “Ci vorrà tempo per digerirla, ma si può fare poco se non iniziare a pensare a nuovi progetti”, chiude il pilota, che ringrazia chi lo ha sostenuto e seguito in questa breve avventura turca.
Fanny Piccoli












