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Marco Maxia e la passione per le auto d’epoca

L’evento, per la sua importanza, ha coinvolto diversi soggetti, pubblici e privati. Tra questi ultimi, un posto di rilievo lo ha sicuramente Marco Maxia, quartese classe 1957, che ha messo a disposizione la sua collezione di auto d’epoca per la gioia dei tanti appassionati che hanno potuto visitare l’esposizione di Quartu.
Marco racconta com’è nata la sua passione per le auto storiche «Noi le passioni ce le portiamo dentro, poi ci vuole un motivo scatenante perché possano emergere: anch’io sono nato con la passione per le auto e già da ragazzo era importante sentire il rumore dei motori e andare a vedere le gare» commenta Marco Maxia. «Poi ho avuto anche la fortuna di correre in auto e poi dalle auto da corsa sono passati alle auto d’epoca. Qui a Quartu ho realizzato una piccola (mica tanto, ndr) collezione di auto, che diventa anche un luogo di incontro per me e per i miei amici.
Ci sono stati tanti appuntamenti e ricorrenze qui e oggi se ne sta celebrando una: la 18ͣ Coppa Gentlemen Sardi. È un evento importante di carattere nazionale che fa conoscere a noi sardi aspetti della Sardegna che non conosciamo, come quelli conviviali, il confronto, lo scherzo, poter parlare del mondo delle auto, approfondendo conoscenze e scambiandoci informazioni, suggerimenti e consigli.
È un’occasione per sapere qualcosa di più, sia delle macchine che delle persone con le quali condividiamo questi momenti.
Marco spiega come si svolgerà questa diciottesima edizione: «Sono 430 km totali: sembrano molti ma vissuti con queste macchine sono uno più bello dell’altro. L’evento è regolato da tempi cronometrati, ma parlando di regolarità, le miglie orarie sono molto basse, quindi si rientra nei tempi imposti». Marco ricorda la visita «alla Cantina di Jerzu dove ci sono esposte le opere di Maria Lai».
Anna Deiana, che mi farà da navigatore, ed io, sfideremo la pioggia e parteciperemo con una Riley del 1936, una macchina da corsa inglese appartenuta a un pilota belga che aveva corso in Belgio prima della guerra. Se dovesse arrivare la pioggia, sarà un’esperienza da vivere, perché riporterà ai tempi in cui i piloti nonostante le intemperie dovevano correre comunque. Noi passeggeremo e la vivremo all’insegna del divertimento ma non possiamo non pensare a quell’epoca e a quelle persone».

Interessante la storia dietro a questo veicolo «Ha superato la guerra nascosta da qualche parte per non essere requisita ed è potuta arrivare a noi. L’ho comprata da un collezionista di Viterbo e oggi partecipa a eventi di questo tipo; c’è l’obbligo di metterla in moto e andare in giro per tenerla in esercizio».
Sullo spazio espositivo di Quartu «Le persone che vengono qui condividono questi spazi ma vedo che rimangono colpiti, anche perché non sono molti nella nostra isola gli spazi dedicati alle auto».
Marco ci fa da cicerone all’interno di questa straordinaria collezione: «Qui vediamo auto della Seconda guerra mondiale, manichini di visa vicino ai modelli, per arrivare poi ad auto più moderne. In tutto sono una decina: due purtroppo non ci stavano e quindi le tengo fuori. Però non sono tutte mie, ce ne sono anche di Anna Deiana».

Per un collezionista, il distacco è difficile: «Ne ho venduta una sola, perché non riesco a venderle: quando succede viene subito rimpiazzata da un’altra. Anche se questo spazio al momento non può accoglierne altre, è pieno. Quindi devo fermarmi».
Passa quindi alla loro descrizione «Spaziamo da auto da corsa, veicoli militari, spider inglesi e anche delle moto: insomma c’è un po’ di tutto. Anche piccole collezioni collegate al mondo dell’auto: oggettistica, modellini e tanti altri ricordi miei e degli amici che frequentano questo luogo e che vogliono lasciarvi un piccolo contributo. È un piacere loro essere partecipi di questo spazio, ma anche mio.
Ciascuna auto ha una sua storia, c’è una ragione se si è deciso di comprarla: ognuna di loro è legata a raduni e viaggi all’estero.

I mezzi che mi affascinano di più sono quelli militari, che vediamo qui: ci sono un Dodge del 1942 e due Jeep del ’43: sono macchine che hanno combattuto durante la Seconda guerra mondiale con dei ragazzi che sicuramente avevano tanto entusiasmo e voglia di cambiare il mondo che per loro non andava per il verso giusto.

Poi le altre macchine invece sono anche macchine da corsa ma legate a storie di piloti: come queste spider inglesi legate invece magari a una vita molto più felice e spensierata. Quelli che mi catturano di più sono i veicoli militari: con una di queste Jeep, quella del ’43, abbiamo trascorso 10 giorni in Toscana. E nonostante abbia anche piovuto, è stata un’esperienza unica stare su queste macchine con la pioggia, in mezzo a queste colline toscane: ognuna di queste macchine è capace di darti un’emozione diversa dall’altra».

Alle spalle di Marco una 500 un po’ particolare: «È una Gamin, costruita da un carrozziere, Vignale, partendo dalla base meccanica della 500, ma rivedendo completamente la carrozzeria e facendo una spider a due posti. Anche il frontale ha la pretesa di una Lancia importante del periodo, con una forma di scudo, ma è finto: però dà più rilievo a tutta la macchina. Non è il musetto semplice della 500. Questa macchina veniva usata dalle signore del jet set: l’avrebbero usata durante le loro vacanze, magari a Portofino, mentre il marito sorseggiava champagne sul suo panfilo. E loro avevano modo di distinguersi, facendo sapere a quale ceto sociale appartenevano, attraverso macchine come questa. Oggi si vivono in maniera molto più semplice, per il piacere di stare con gli altri».

Ultimamente gli appassionati stanno riscoprendo le cosiddette ‘Young timer’, però manca una certa voglia da parte dei costruttori di osare e creare modelli particolari rispetto ai soliti? «Oggi siamo in mano alle grosse industrie e non c’è spazio per piccoli carrozzieri come Vignale, che prendeva accordi con la Fiat per avere un numero limitato di macchine da poterle poi trasformare per un tipo di clientela molto esigente. Ormai c’è troppa massificazione, in cui troviamo sicurezza nel sapere che il nostro modello ce l’hanno anche tanti altri. Mentre non abbiamo qualcosa di esclusivo che invece ci potrebbe mettere in una situazione di ostentazione che, se prima era ricercata, oggi non sarebbe accettata dagli altri».
Marco Scano
L’articolo è stato pubblicato nella rivista cartacea Tuttomotorienews, MT Edizioni.

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